La randa ,amica del cuore


La randa, la regina delle vele, . La tradizionale a stecche corte: funziona sempre bene…, quella full battened in cui le stecche vanno dalla balumina all’albero irrigidendo tutta la vela e che abbinata al sistema lazy jack e ai terzaroli rapidi rende la sua manovra semplice, ma non perde efficienza, anzi. Quella avvolgibile, che vive un perfezionamento che comincia a renderla interessante. Le rande possono essere avvolte nel boma o nell’albero. Randa con stecche corte: è la randa tradizionale da crociera che non delude mai, ha un taglio a ferzi orizzontali perpendicolari alla balumina, con quattro stecche “corte” parallele ai ferzi. Randa full battened: la presenza di stecche lunghe e orizzontali rende possibile esagerare con l’allunamento della vela, ovvero la sua estensione verso poppa nella parte alta. E’ facile issare e ammainare la randa, dar terzaroli specie con sistemi tipo Lazy Jack (solo cimette dall’albero al boma) o Lazy Bag (sacca sostenuta dai Lazy Jack). Il punto debole è la pressione delle stecche sull’albero, che sulle vele più grandi deve essere assorbita da carrelli con sistemi a sfere o rulli. Le stecche orizzontali lunghe mantengono la vela tesa e regolare con vento mentre la mantengono “spiegata” con vento leggero evitando che la balumina “rientri” su se stessa. Sulle barche da crociera il guadagno di superficie è limitato dallo strallo di poppa, ma non altera l’equilibrio della barca poiché, come nella randa semisteccata, è ricercato un aumento di superficie nella parte alta della vela e quindi è in sostanza sulla verticale del piano di deriva. La presenza delle stecche ripartisce la tensione su tutta la vela che potrà conservare più a lungo la forma. Il movimento alternativo della randa è rallentato, con conseguente minor fileggiamento e usura. L’ estremo della vela full battened è la randa “Fat Head” dei Coppa America che si può diffondere anche sulle barche senza strallo di poppa o con stralli mobili. Queste rande appassionano i velisti perché sono facili e intuitive da regolare con scotta e carrello. Randa semisteccata o 2+2: comparata alla fullbatten, a parità d’allunamento, ha qualche vantaggio e i suoi fautori, infatti le stecche rastremate e più flessibili verso l’interno della vela permettono di regolare il grasso come su una randa classica. Inoltre non avendo la compressione delle stecche sull’ albero, la vela se non è montata su carrelli e rotaia molto scorrevoli scivola meglio nella canalina dell’albero in issata o ammainata e durante la presa dei terzaroli. La base della randa può essere inferita sul boma oppure essere libera, come in molte barche, ciò è anche dovuto al fatto che il boma viene utilizzato per fissare il lazy bag. Avere una randa a base libera rende più facile il montaggio, di contro la tensione sul carrello di base e sulla bugna richiedono un’attenta regolazione, che è trascurabile sulle rande inferite. La regolazione della forma nella parte bassa è migliore nelle rande steccate e a base libera, dove se la tensione nelle stecche è corretta, allora è possibile dare più o meno grasso nella parte bassa. Nelle rande inferite la parte bassa lavora male, perché il boma non fa seguire alla vela il suo profilo naturale. Tipi di stecche: le stecche lunghe possono esser tonde o piatte. Le prime hanno una ferramenta più costosa, richiedono una lavorazione più complessa della tasca, ma sopportano meglio il carico di compressione e sono più facili da trovare in commercio, ma i costi sono elevati. Uno dei difetti è che se la tasca è grande, la stecca si curva anche in senso alto o basso e non solo lateralmente, sformando la vela. Le stecche piatte sono più aerodinamiche, costano meno, così come la loro ferramenta, ma devono essere tenute piatte quando sono piegate con la vela. Le piatte si arrotolano e stanno nel baule, le tonde difficilmente, in quanto tendono a rompersi. Le stecche sono per lo più fatte di resina e si comprano a metro e spessore o diametro dai grossisti come Sacloma o Osculati. Quanto curva e rigida deve essere dipende dalla vela, le stecche più rigide sono meglio è, tanto più che sono anche fatte in carbonio, ma dai costi elitari. La randa avvolgibile: è una vela di compromesso che non può dare il massimo rendimento. Il sistema d’avvolgimento più diffuso e affidabile è quello verticale all’interno dell’albero o con un carter applicato esterno all’albero. Il vantaggio è che il meccanismo d’avvolgimento è sostenuto su quasi tutta l’ altezza e l’inferitura della vela è rettilinea, quindi lo scivolamento del tessuto è ridotto e la vela ha una forma corretta a tutti gli stadi d’ avvolgimento. Una volta rientrata nell’albero è protetta dai raggi Uv. Lo svantaggio è che il sistema è costoso e aumenta il peso dell’albero nella parte alta inducendo maggior sbandamento, rollio e beccheggio. La superficie della randa diminuisce del 15-20% poiché bisogna scavare la balumina. L’uso di stecche verticali dà notevoli inconvenienti: per sostenere l’allunamento, le stecche verticali devono essere lunghe, aumentando così le possibilità che le stecche e le tasche s’incastrino nel labbro dell’albero e rendano difficile avvolgere o svolgere la vela. Le verticali non fermano il fileggiamento orizzontale del tessuto, anzi lo aumentano grazie al loro peso. I sistemi sul boma, offrono maggiori garanzie sull’affidabilità, ma tendono ad essere molto costosi, si stanno sviluppando bene sugli One off più costosi e in futuro è prevedibile che ci saranno prodotti adatti alla grande serie.

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